Il nostro percorso

ADHD: fino a qualche anno fa non sapevo nemmeno cosa fosse. E invece ora andiamo a braccetto...👯

Mia figlia ha 8 anni. Dopo un percorso durato quasi un anno con il Servizio Sanitario Nazionale, è arrivata una diagnosi chiara: ADHD combinato di grado moderato, associato a disturbo oppositivo provocatorio e a capacità cognitive superiori alla media.

L'ADHD combinato di grado moderato significa che mia figlia presenta sia difficoltà di attenzione sia iperattività e impulsività, in modo abbastanza evidente da influenzare la vita quotidiana, ma gestibile con il giusto supporto.

✅ Il disturbo oppositivo provocatorio significa che, oltre all’ADHD, mia figlia ha spesso reazioni di opposizione e fatica ad accettare regole e richieste. Non è una scelta o un capriccio, ma un modo in cui esprime la difficoltà a gestire emozioni e frustrazione.

Le capacità cognitive superiori alla media significano che mia figlia ha un quoziente intellettivo superiore alla media e ha quindi un modo di pensare molto veloce, curioso e profondo rispetto alla sua età. Capisce tanto, spesso più degli altri, ma questo non rende tutto più facile: a volte anzi amplifica le sue difficoltà.

Scriverlo così sembra semplice. Arrivarci, molto meno.


Da dove è iniziato tutto

Abbiamo sempre avuto problemi nella vita quotidiana, ma, non conoscendo l'argomento e sentendomi criticare spesso da familiari e conoscenti, finivo per colpevolizzarmi io e pensare di non essere abbastanza severa o comunque abbastanza brava ad educare.

Per fortuna, le maestre della scuola materna hanno "suonato un primo campanello". 🔔

Ci hanno detto che c’era qualcosa da attenzionare. Ci hanno anche consigliato di aspettare: data la sua intelligenza e vivacità, l’iperattività poteva essere semplicemente una fase, qualcosa destinato a ridursi con la crescita.

E così abbiamo fatto.

Abbiamo aspettato le elementari.

E quando anche lì le insegnanti hanno confermato i dubbi, abbiamo iniziato il percorso diagnostico.

Col senno di poi, i segnali c’erano sempre stati. Sin dalla nascita. Forse anche prima, quando era ancora nella pancia. Ma la verità è che, senza conoscenze sull’ADHD e senza una diagnosi possibile a quell’età, non li riconoscevo. Li vedo chiaramente solo ora, guardando indietro.


Il ruolo (fondamentale) degli/delle insegnanti

Se siamo arrivati fin qui, una parte enorme del merito va alle nostre maestre.

Non è sempre stato facile. A volte, anche involontariamente, ti fanno sentire come se ci fosse qualcosa che “non va”, come se tuo figlio fosse “troppo”. E questo fa male, inutile negarlo.

Tuttavia oggi gli/le insegnanti sono sempre più preparati/e, attenti/e, capaci di osservare e segnalare senza giudicare. E quella segnalazione, nel nostro caso, è stata decisiva. Ci ha permesso di intervenire nei tempi giusti.

Quello che spero per il futuro è ancora più normalizzazione. Meno sensazione di "problema", più consapevolezza.


Tra paura e sollievo

Arrivare alla diagnosi è stato un momento complesso.

Da una parte, ci sono i dubbi. Le domande sul futuro. La paura, soprattutto pensando all’adolescenza.

Dall’altra, però, c’è stato anche un grande sollievo.

Sapere. Dare un nome alle cose. Capire che le scelte fatte finora, anche con la psicologa, erano nella direzione giusta. E soprattutto sapere di avere un supporto, un percorso, un riferimento anche per il futuro.

Mia figlia si è sempre accorta di essere “diversa”. Me lo chiedeva spesso:

“Perché gli altri riescono a stare fermi?”
“Perché io sono così?”

Oggi ha una risposta.

Abbiamo letto libri insieme, seguiamo persone con ADHD online, ne parliamo. E questo sta facendo una cosa importantissima: normalizzare.


Perché questo blog

Questo spazio nasce per questo.

📢 Per raccontare la nostra vita, reale, quotidiana, con una bambina ADHD.

Per condividere le piccole strategie che usiamo ogni giorno e che, nel nostro caso, funzionano davvero.

Perché online si trova tantissimo sull’ADHD, ma spesso dal punto di vista degli adulti o dei genitori. Manca, secondo me, qualcosa: lo sguardo dei bambini, vissuto da vicino, nella vita di tutti i giorni.

E soprattutto, nasce con un desiderio semplice ma potente:

non sentirsi più “diversi”, ma semplicemente se stessi e trovare un modo per semplificare tutto ciò che per le persone con ADHD risulta più difficile che per gli altri.

Stay tuned!

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